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Francia, un jobs act fra necessità e proteste

L’esecutivo ha annunciato la promozione di un sistema di formazione professionale dei lavoratori
per aiutarli a sviluppare le proprie competenze e facilitarne la mobilità.

di Céline Torrisi | 17 Aprile 2016

l disegno di legge del ministro Myriam El Kohmri costituisce il primo passo di un ampio progetto di riforma del codice del lavoro che il primo ministro Manuel Valls intende portare a termine entro il 2018.

La riforma – al centro di vive proteste sociali, fra cui “Nuit Debout”, la mobilitazione notturna nelle piazze di Parigi e nel resto del paese – si propone di semplificare, chiarire e rendere più flessibili le norme che disciplinano il mercato del lavoro in Francia.

Spesso queste norme sono percepite come un ostacolo alle esigenze di adeguamento imposte dal passaggio al digitale, o dalle nuove consapevolezze ecologiche oppure dalla mutazione dei percorsi professionali (sempre meno lineari), e alla fine queste vecchie norme rischiano di essere considerate come un limite alla crescita dell’economia e dell’occupazione del Paese.

Mercato flessibile e diritti
Il testo accoglie i 61 “principi essenziali” per la riforma espressi nei lavori della commissione guidata dall’ex ministro della giustizia Robert Badinter, ed è fortemente ispirato dalle riforme adottate in altri paesi europei; in particolare, segue il modello tedesco e la recente riforma italiana (il cosiddetto “jobs act”).

Il governo Valls intende agire su tre fronti per rendere più flessibile il mercato del lavoro cercando, al contempo, di non far venire meno la tutela dei diritti dei lavoratori. In concreto, l’esecutivo ha annunciato la promozione di un sistema di formazione professionale dei lavoratori per aiutarli a sviluppare le proprie competenze e facilitarne la mobilità, il rafforzamento del dialogo sociale nelle imprese e, per ultimo, il favore per i contratti a durata indeterminata.

Tutto ciò implica una serie di modifiche in quasi tutti gli ambiti disciplinati dal diritto del lavoro: formazione professionale, ferie e giornate di riposo dei lavoratori, orario di lavoro, licenziamenti, contrattazione collettiva e medicina del lavoro.

La pagina web del governo dedicata alla riforma presenta come novità di maggior rilievo la creazione del Cpa (“compte personnel d’activité”), strumento di garanzia dei diritti sociali, destinato a tutti i lavoratori del settore privato e del settore pubblico.

Un altro aspetto di notevole importanza riguarda il rafforzamento della contrattazione collettiva con l’introduzione del referendum sindacale, la promozione degli accordi d’impresa e degli accordi di settore e la maggiorazione del 20% delle ore dei delegati sindacali.

Il terzo filone della riforma è costituito da misure di flessibilità del mercato del lavoro che riguardano principalmente il licenziamento per motivi economici, l’orario di lavoro e le indennità di licenziamento stabilite dai probiviri. Le regole relative al licenziamento per motivi economici sono state ridefinite e, alla luce delle ultime sentenze della Corte di Cassazione sono state precisate le ragioni suscettibili di giustificare un licenziamento per motivi economici (calo delle ordinazioni o dell’utile, perdite di esercizio, etc) e le conseguenze che comporteranno.

Orari di lavoro e flexicurity
Per quanto attiene alla questione degli orari di lavoro, la riforma mantiene le dieci ore come limite della durata giornaliera di lavoro ma introduce la possibilità di innalzare questa soglia, con accordo collettivo, fino a dodici ore in caso di un aumento di attività o per motivi legati all’organizzazione dell’impresa.

La disciplina dell’orario di lavoro è stata modificata anche per quanto riguarda la retribuzione del lavoro straordinario. Il nuovo regime riduce la maggiorazione a un 10% invece del 25% o 50% attualmente in vigore.

Infine,è prevista un’unificazione delle indennità di licenziamento stabilite dal collegio dei probiviri, ponendo un tetto massimo e definendo una tabella nazionale. Tale limitazione è stata introdotta con l’intento di ridare fiducia alle imprese, che potranno contare cosi su un punto di riferimento al momento di valutare il rischio finanziario legato ad una eventuale cessazione del rapporto di lavoro.

Se l’obiettivo della riforma è condiviso da tutte le parti sociali, le misure proposte per raggiungerlo sono oggetto di numerose critiche. Mentre il ministro del lavoro e il primo ministro sbandierano il principio della cosiddetta flexicurity, presentando la riforma del codice del lavoro come uno strumento che rafforza la concorrenza e la tutela dei diritti dei lavoratori, dall’altra parte i sindacati temono invece una maggiore flessibilità e precarietà del lavoro, mentre i datori rimproverano al governo le concessioni fatte ai rappresentanti dei lavoratori nelle ultime settimane.

Scontri sociali
Inoltre, la proposta di riforma del codice del lavoro ha suscitato immediate reazioni nella cittadinanza. La petizione “Loi travail: non, merci!” ha raccolto sin dai primi di marzo 1 milione di firme e varie proteste sono state organizzate in tutta la Francia, sia da parte dei datori di lavori sia da parte dei lavoratori. Una prima protesta si è tenuta in più di 200 città francesi il 9 marzo, giorno in cui il testo doveva essere presentato in Consiglio dei ministri.

Tuttavia, Manuel Valls aveva deciso di rimandare la presentazione del testo al 24 marzo perché potesse continuare il dialogo con le parti sociali. Il 22 marzo, sette organizzazioni patronali, tra cui il Medef e la Cgpme, hanno denunciato nuove modifiche introdotte nel disegno di legge. I sindacati e le organizzazioni studentesche, insoddisfatti dalle concessioni del governo, hanno organizzato una seconda giornata di protesta per chiedere l’abbandono totale della riforma.

Dalla fine di marzo, invece, una periodica mobilitazione notturna ha attraversato varie piazze francesi, fra cui place de la République a Parigi, dove – dopo alcune tensioni – i contestatori sono stati sfollati all’alba di lunedì scorso.

Test per Hollande
Indetta sotto lo slogan “Touche pas à mon Code”, questa seconda mobilizzazione, alla quale – secondo gli organizzatori – avrebbero partecipato più di un milione di persone, annuncia momenti difficili per l’ultima grande riforma sociale del mandato di François Hollande.

Consapevole che il rilancio dell’occupazione, promessa elettorale tra le più importanti del 2012, sarà decisivo nel giudizio che i francesi si faranno sul suo operato, il capo dello stato non può che augurarsi che durante l’iter parlamentare della riforma, iniziato il 4 aprile, si riesca a smorzare il clima di tensione.

Pubblicato in : Primo pianoTag: capo dello stato, commissione, consiglio dei ministri, francia, francois hollande, governo, importanza, lavoro, manuel valls, mercato, mercato del lavoro, misure, Myriam El Kohmri, organizzazioni, paesi europei, parigi, persone, referendum, regime, riforme, scontri, sindacati, slogan, tutela dei diritti

Info Céline Torrisi

Céline Torrisi è membro de l’École française de Rome ed esperto in diritto francese presso il Servizio studi della Corte costituzionale italiana.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. paolo francia

    19 Aprile 2016 alle 00:58

    La riforma del diritto del lavoro è una pura schifezza, si sono raccolte in pochissimo tempo 1,300,000 firme in una petizione che si intitola “Loi du Travail, Non Merci!”, la gente è stufa, questa legge non produrrà un solo posto di lavoro, ma se sarà approvata, indebolirà i diritti di tutti i lavoratori.
    Valls e la sua ministra incompetente, alla quale hanno affibiato questa legge odiosa e ingiusta, si comportano come novelli dittatori.

    Rispondi

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